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Falsi Etruschi d'autore

15. 07. 2011

 

Falsi Etruschi d'autore

Nei decenni a cavallo del 1870, si apriva a Corneto-Tarquinia un eccezionale scenario di scavi e scoperte. Tra i prestigiosi reperti portati alla luce nella necropoli dei Monterozzi, i grandi capolavori della ceramica attica non potevano non conquistare un gruppo di qualificati artisti locali, che si lasciarono assuefare all’arte del “falso etrusco”. Il più attivo, nonché più abile nell’imitazione dei vasi antichi fu Antonio Scappini di Serafino, come amava firmarsi secondo alcuni in onore del padre, secondo altri aggiungendo al suo nome il patronimico per distinguersi da un suo omonimo, anche questo pittore e ceramista, figlio di Agapito.

La passione per quella fiorente civiltà che aveva popolato la sua terra natale lo coinvolse a tal punto che, in occasione del carnevale del 1886, organizzò una “mascherata” in stile etrusco, che venne riproposta anche per le vie di Roma. Ad animare le sue riproduzioni, oltre ad un’indubbia capacità pittorica, fu lo studio attento dei procedimenti tecnologici adottati dai ceramisti antichi, ad iniziare dall’analisie dalla preparazione dell’argilla, tanto da essere ricordato da Luigi Dasti, primo sindaco della cittadina tirrenica, come lo scopritore del segreto con cui si produceva quella “pasta raffinata”.

In effetti, le sue imitazioni raggiunsero una perizia tecnica e un livello stilistico così elevati che le sue opere, non solo vasi ma anche oggetti d’uso quotidiano e rituale, vennero esposte in diverse mostre d’Italia e d’Europa vincendo prestigiosi premi, come la medaglia d’oro a Utrech in Austria, nel 1876, e furono ricercate in vari musei, dove sono ancora oggi conservate. Scappini spesso veniva chiamato a restaurare le ceramiche rinvenute durante gli scavi, come testimoniava il Dasti che ricorda come questo artista riuscisse a ridare ai vasi la lucentezza originaria. Abile nel restaurare i reperti rinvenuti era anche il ceramista pisano Sesto Sbrana, nato a S. Michele degli Scalzi, si trasferì a Corneto nel 1866, fu allievo e collaboratore di Pietro Ghignoni, ma anche di Scappini.

Visite guidate

Il Museo Nazionale Archeologico di Tarquinia si visita in due o più ore, a seconda delle vostre esigenze. Per la visita della Necropoli consigliamo di concedervi almeno un'ora e mezza.

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Laboratori didattici

I laboratori didattici di archeologia permettono di conoscere in modo diretto i riti, i materiali e le tecniche di produzione in uso nella civilta etrusca e di rivivere le esperienze dell’uomo antico.

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Come arrivare

La Necropoli di Tarquinia è situata a circa 90 km nord da Roma

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